Autore: Federico Ciotti

  • Inviato: martedì 02/01/2007 1.29
    Salve sono una studentessa della facoltà di architettura “Valle Giulia”. 
    Io e una mia collega stiamo facendo una ricerca sul convento di “Santa Maria dei sette dolori” sito in via Garibaldi.
    Ci siamo interessate a questo edificio molto importante, progettato dal Borromini, in seguito alla notizia che verrà trasformato in un albergo.
    Purtroppo, però, non esistono molte informazioni e noi vogliamo capire meglio il perchè di questa scelta, conoscere la storia di quest’edificio, quasi dimenticato. Spero, quindi, che voi possiate aiutarci.
    In attesa di risposta, cordiali saluti.

    <<messaggio firmato>>

    RISPOSTA
    Inviato: mercoledì 17/01/2007 23.30
    Gentile Signorina,
    le inviamo alcune righe rintracciate sull’argomento per cui ci ha interpellati.

    Dice il Guerrazzi, parlando delle perdite subite dai repubblicani:
    “L’ospedale provvisorio addetto alla Divisione del Garibaldi avevano posto nella chiesa e nel convento della Madonna dei Sette Dolori sotto San Pietro in Montorio, e quindi affermano per tutto giugno non si annovassero meno di venti morti al dì per medio termine, feriti un sessanta”.

    da F. Domenico Guerrazzi: Lo Assedio di Roma, Ed. Politi, Milano,1870, pag. 856 
    Cordiali saluti

  • Inviato: martedì 02/01/2007 15.15
    Spett.le Comitato,
    avendo tra i mie antenati due ferventi garibaldini il cui più noto fu Paolo Bovi Campeggi (vedi) e il figlio deceduto nella battaglia di Monterotondo (vedi) ho acquisito ampia documentazione (Biblioteche Nazionali, libri di storia di cui il più noto è il Dizionario Biografico degli Italiani edito Treccani); dal vs itinerario garibaldino sembra di capire che quanti erano a difesa di Porta San Pancrazio furono uccisi mentre in realtà questo mio antenato, così come riportato in un giornale dell’epoca – resto del carlino del 1941 – (vedi), <<omissis>> sopravvisse alla battaglia e inoltre, successivamente, fu proprio questo mio antenato ad accompagnare nell’esilio da Tangeri a New York il suo generalissimo e partecipare alla famosa spedizione dei “Mille” citato però solo come Paolo Bovi di Antonio di Bologna.
    Ringrazio della cortese attenzione

    <<messaggio firmato>>

    RISPOSTA
    Inviato: mercoledì 17/01/2007 23.26
    Il pannello n° 4 del nostro itinerario garibaldino dice, per l’esattezza, che per il bombardamento francese crollò la parte alta di Porta San Pancrazio, dove erano appostati molti difensori, che vennero travolti nel crollo.
    La porta restò semidistrutta, come mostra la figura, ma restò quasi intatta una parte della volta con l’arco d’ingresso.
    Vi furono quindi dei sopravvissuti al crollo, così come al Vascello vi furono sopravvissuti che continuarono a combattere anche dopo il crollo, appostati tra le rovine.
    Complimenti per il coraggioso antenato garibaldino e per il suo discendente.

  • Inviato: mar 05/12/06 17.22
    Signor Luciani,
    Al nome dell’associazione Rome et Histoire, mi volevo scusare della mia assenza al suo gentillissimo invito alla presentazione della pubblicazione del libro. 
    Mi spiace tantissimo, soprattutto al livello personale, ma ho avuto un impegno che mi ha costretta a stare in ufficio più che lo pensavo.
    Invece, ho parlato con la signora Michelle Flusin e vorrei fissare un appuntamento con lei per parlare della nostra prossima collaborazione. Domani mattina saro fuori ufficio ma provero di chiamarla nel pomeriggio.

    Cordiali saluti,

    Anne ROUQUAN
    Coordinatrice RSH
    Rome et son histoire
    www.romehistoire.com
  • Inviato: domenica 03/12/2006 20.45 
    Salve, volevo un informazione.
    Volevo sapere (forse può sembrare banale) se i busti del Pincio, e del Gianicolo, siano busti originali o copie. 
    Grazie 

    <<messaggio>>

    RISPOSTA
    Inviato: venerdì 15/12/2006 0.56
    I busti sono originali, continuamente sfregiati dai vandali e continuamente restaurati. Recentemente ne sono stati anche rubati alcuni, per cui sarebbe effettivamente opportuno sostituire delle copie agli originali.

    Colgo l’occasione per inviarle i nostri migliori auguri di Buon Natale e Felice Nuovo Anno 2007.

  • Inviato: domenica 12/11/2006 21.00
    Mia nonna, Elisa Agneni, era la nipote di Eugenio Agneni (in quanto figlia del fratello Evangelista Agneni).
    Vorrei saper qualche cosa in più su di lui per poterlo raccontare a mio figlio Luca che ha 8 anni.
    E’ possibile?
    Grazie

    <<messaggio firmato>>

    RISPOSTA
    Inviato: domenica 10/12/2006 10.01
    Gentile signora Elisa,
    le invio le informazioni che ci ha richiesto.

    Negli anni ultimi anni della sua vita (muore nel 1879) Agneni, pur essendo gravemente ammalato collaborò attivamente col Comune di Roma in qualità di consulente per l’accettazione e il collaudo dei busti marmorei destinati al Pincio e alla Passeggiata del Gianicolo.
    Allo stesso Agneni è dedicato un busto del Gianicolo, realizzato nel 1923 ad opera dello scultore Giovanni Prini (n°76 dell’inventario comunale)
    (I GIARDINI DELLA MEMORIA, i Busti dei Grandi Italiani al Pincio, Artemide Edizioni, Roma 1999):

    Sul sito dell’Associazione Via Francigena (dove si parla dei Personaggi storici di Sutri)http://www.associazioneviafrancigena.com sono reperibili le seguenti informazioni:

    Eugenio Agneni

    Periodo : 1840 – 1850 

    Nel 1816 nasce a Sutri Eugenio Agneni, pittore e decoratore.

    Nel 1831 inizia a lavorare a Roma presso lo studio del pittore Erzochè.
    Di carattere molto vivace, passa presto nello studio del pittore bergamasco Francesco Coghetti, poi si reca a Parigi ove decora alcune sale del Louvre, e di lì a Ginevra.
    A Roma riceve da Pio IX l’incarico di decorare la Sala del Trono nel Palazzo del Quirinale, al tempo dimora pontificia.
    Il papa ne è talmente entusiasta che per fargli avere un vitalizio lo nomina Capitano della Guardia Civica.
    Ma il nostro artista è un patriota legato a Mazzini (col quale tiene corrispondenza) e molto amico di Garibaldi (al cui fianco prende parte a più di una battaglia riportando anche una ferita da arma da fuoco).
    Con simili precedenti è costretto a rifugiarsi in Francia dove sarà cospiratore contro lo stato Pontificio. 
    Fa appena in tempo a riparare a Londra, dove gli viene affidata la decorazione del Covent Garden Opera House e gli vengono commissionati ritratti di numerosi aristocratici (come Lord Stordbrock) e addirittura i figli della regina in costume da Otello.
    Ma la sua opera maggiore rimane la decorazione delle stanze da letto della regina a Buckingham Palace.
    Artista poliedrico, Eugenio Agneni conta estimatori tra sovrani, principi, letterati e patrioti, finché un male incurabile non ne fiacca la fibra, obbligandolo a ritirarsi dalla scena per un lungo ricovero a Frascati, dove muore il 25 maggio del 1879. 
    Nella storia della pittura dell’Ottocento, Agneni è ricordato per la facile vena di affreschista e per l’abilità nel ritratto, qualità che lo hanno reso celebre sia in Italia che in Inghilterra.

    Il busto di Eugenio AGNENI – con baffi e folta barba – si può trovare sul Gianicolo, nei pressi della statua di Anita Garibaldi.
    E’ il terzo, a partire dalla statua stessa, dopo quello di Cadorna e di Candido Augusto Vecchi – proprio di fronte all’Ambasciata di Finlandia presso la Santa Sede.
    Cordiali saluti

  • Inviato: mercoledì 19/07/2006 17.16
    Salve,
    vi contatto per conto della nostra Associazione culturale che sta realizzando un percorso guidato con attori teatrali presso il cimitero acattolico di Roma.
    In particolare, sto cercando di costruire una parte scenica per impersonificare il personaggio di Padre Gavazzi, lì sepolto, e quindi volevo sapere se siete in possesso di informazioni su questo personaggio e su altri personaggi garibaldini, sempre lì sepolti, come Luigi Miceli e White Artuto Bennj.
    Vi ringrazio anticipatamente per la vostra disponibilità e spero di potervi contattare al più presto per parlarvi di questo progetto sulla Repubblica Romana, che son certo gradirete

    <<messaggio firmato>>

    RISPOSTA
    Inviato: mercoledì 08/11/2006 0.20
    Gentile signore,
    ci scusiamo per il ritardo con cui rispondiamo alla sua mail ma spero vorrà perdonarci.
    Tornando alle informazioni richieste le vorrei comunicare che sui personaggi da voi nominati, non siamo in grado di fornirvi notizie particolari in nostro possesso. In linea generale, per notizie riguardanti personaggi del Risorgimento, è consigliabile consultare in prima istanza il ben noto Dizionario del Risorgimento nazionale, disponibile alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea e in diverse altre biblioteche di Roma.
    Riteniamo comunque farvi cosa gradita allegandovi un breve promemoria che possa aiutarvi nelle vostre ricerche su Padre Gavazzi, figura di spicco nella storia della Repubblica Romana e del Risorgimento.

    PADRE GAVAZZI

    Alessandro Gavazzi (1809 – 1889) fu anima di fervente patriottismo e religiosità, oratore e scrittore, polemista impetuoso ed infaticabile.
    Barnabita e garibaldino come Ugo Bassi, al quale era legato da profonda amicizia e dai comuni ideali patriottici, ne differiva soprattutto per la personalità, completamente diversa, e per il rapporto con la Chiesa. Mentre infatti il Bassi, nonostante le sanzioni ecclesiastiche in cui era incorso, si sentì fino all’ultimo figlio e membro della Chiesa cattolica, Gavazzi sviluppava una vigorosa polemica contro la Chiesa, elaborando una teologia che lo portò a staccarsi dal cattolicesimo e a fondare una sua chiesa che chiamò Chiesa Cristiana Libera.(1865)
    Una prima informazione sulla vita e sul pensiero di Gavazzi può aversi consultando il sito www.eresie.it e scorrendo i titoli delle sue numerose opere (63 documenti), riportati nel catalogo OPAC del Servizio Biblioteche Italiane (http://opac.sbi.it). Per approfondimenti, le suddette opere sono in massima parte consultabili in Roma, alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, dove sono disponibili anche libri che specificamente trattano della sua vita e del suo pensiero (vedi ad es.: Luigi Santini: Alessandro Gavazzi: aspetti del problema religioso del Risorgimento. Modena, 1955)
    Gavazzi fu con Garibaldi non solo alla difesa di Roma nel 1849, ma anche nella seconda guerra d’indipendenza, 1859, nell’impresa dei Mille, 1860, nella terza guerra d’indipendenza, 1866, e nel tentativo di liberare Roma dal dominio papale, finito tragicamente a Mentana nel 1867.
    Per onorare la memoria di Alessandro Gavazzi, nel 1892 un gruppo di cittadini commissionò allo scultore Raffaele Cotogni un busto del patriota, che venne poi collocato sulla Passeggiata del Gianicolo, dove si trova tuttora, a breve distanza dal monumento a Giuseppe Garibaldi. 
    Cordiali saluti

  • Inviato: 9/09/2006 12.35
    Buongiorno e complimenti per il vostro sito,e’ veramente ben fatto!
    volevo sapre se potete darmi delle informazioni sul busto raffigurante MARANGONI, mia madre ne e’ una lontana parente.
    Dalle nostre informazioni raccolte doveva essere il sindaco socialista del paese Cavarzele (Veneto).
    Di piu’ non sappiamo; dove possiamo avere piu’ informazioni in merito, ne saremmo veramente felici!

    «messaggio firmato»

    RISPOSTA
    Inviato: merc 08/11/2006 0.37
    Gentile Signore,
    le invio informazioni in nostro possesso riferite alla sua gentile richiesta.
    —————————————————————————————
    BUSTO DI MARANGONI AL GIANICOLO

    Notizie sui busti del Gianicolo si trovano in una pubblicazione del Comune di Roma, scritto in collaborazione con l’Archivio Storico Capitolino:

    IL GIARDINO DELLA MEMORIA – I busti dei grandi italiani al Pincio, a cura di Alessandro Cremona, Sabina Gnisci e Alessandra Ponente, Artemide Edizioni, 1999. 

    Benché sia dedicato ai busti del Pincio, il libro riporta in appendice un breve capitolo di Alessandra Tosti, sui busti del Gianicolo, fornendone un elenco completo e precisando per ciascuno di essi il numero d’inventario, la datazione e l’autore. In tutto, i busti sono 82 compreso quello dedicato a Istvan Turr, che è l’ultimo busto realizzato (1998 – 1999).

    Per il busto di GIOVANNI MARANGONI, si legge a pag. 208 che fu commissionato dalla nipote dell’eroe allo scultore Aldo Andreani, e realizzato quasi contemporaneamente all’inaugurazione del Mausoleo Ossario Gianicolense (1941). Il busto avrebbe dovuto essere inaugurato insieme al Mausoleo Ossario, ma non giunse in tempo per la cerimonia, come si deduce dalla nota a pag. 111 : “ Il busto fu donato dal Comando legione garibaldina per essere collocato al Gianicolo. Di dimensioni più grandi di quelle solite, l’erma venne accettata dal Comune nonostante fosse giunta da Bologna con un ritardo di dieci giorni dalla celebrazione tenuta presso il Mausoleo Ossario” 

    Notizie su Marangoni sono inoltre ben riassunte nella lapide della sua casa a Mantova, in via Marangoni:

    GIOVANNI MARANGONI
    1834 – 1869
    CONGIURATO DI BELFIORE – ESULE –
    REPUBBLICANO CON MAZZINI – SOLDATO DI GARIBALDI
    CONSACRO’ CON LA MORTE NELLE CARCERI PAPALI
    “TENERO D’ANNI MA ADULTO DI CUORE”
    LA SUA FEDE NELLA LIBERTA’ IL SUO AMORE PER L’ITALIA
    < o >
    NEL CENTENARIO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
    DEDICA
    MANTOVA – 7 DICEMBRE 1969
  • Inviato: 13/10/2006 18.42
    Bonjour!
    j’ai lu avec beaucoup d’intéret l’extrait du “giornale delle operazioni del generale Vaillant” Ligne 18 : D’Astelet est mon ancetre.
    Savez vous s’il vous plait où ont été enterrés les soldats français morts comme lui au siége de Rome de 1849?
    merci beaucoup de me répondre à ce sujet!
    bien cordialement

    <<messaggio firmato>>

    RISPOSTA
    Inviato: ven 03/11/2006 0.09 
    Gentile Signora,
    Secondo quanto racconta il Generale Vaillant (Siège de Rome, p. 104), il capitano dei granatieri d’Astelet del 36°, cadde nella notte del 21 giugno 1849 guidando la sua compagnia all’assalto della casa Barberini, al 6° Bastione. Il Capitano d’Astelet aveva voluto partecipare all’azione benché fosse ancora convalescente per una ferita riportata il 30 aprile, e dalle parole di Vaillant traspare il dolore per la perdita del valoroso ufficiale.
    Per quanto riguarda i luoghi di sepoltura dei caduti francesi, possiamo solo dire che il corpo di spedizione francese subì le maggiori perdite nella battaglia del 30 aprile, quando le truppe francesi tentarono di aggredire le mura di Roma assaltandole direttamente, ma dovettero ritirarsi per un furioso contrattacco di Garibaldi. In quella giornata furono molti i francesi caduti a Villa Pamphilj, e le loro sepolture a carattere provvisorio restarono sparse nella vastissima area della villa per tutto il periodo del conflitto; finita la guerra il principe Pamphilj ebbe cura di riunirne i resti, edificando in loro onore un monumento all’interno della Villa stessa (Monumento ai Caduti Francesi, architetto Busiri – Vici, 1850 – 1851),.
    Oggi la Villa Pamphilj è il più grande parco pubblico di Roma; il Monumento ai Caduti francesi, recentemente restaurato, sorge lungo un viale appartato e silenzioso, il Viale del Monumento dei Caduti francesi. Il 6° Bastione fa invece parte di un altro parco pubblico, assai più piccolo ma grazioso, la Villa Sciarra; per ritrovare i luoghi dei combattimenti, all’interno della villa, bisogna raggiungere uno spiazzo tranquillo che si trova alla fine del viale intestato a Adolfo Leducq, un volontario belga che, come molti altri volontari confluiti da tutta l’Italia e dall’Europa, nel 1849 si unì al popolo romano per difendere la Repubblica, e morì in combattimento. Presso quello spiazzo tranquillo, dove ora giocano i bambini più piccoli, sorgeva la casa Barberini ; lì si svolsero i più furiosi scontri per la conquista del 6° Bastione, e lì cadde il valoroso capitano d’Astelet., Suo antenato.
    Nella chiesa di San Luigi dei Francesi su di un pilastro vicino all’ingresso vi è una lapide commemorativa dei caduti francesi del 1849. Come si legge sulla lapide, a suffragio delle loro anime viene celebrata una messa quotidiana perpetua, per disposizione del Papa Pio IX, che alle armi francesi doveva la restaurazione del potere temporale. I caduti francesi del 1849 vengono quindi ricordati a Roma ogni giorno, anche oggi, e per i secoli futuri. 

    Inviato: martedì 7 novembre 2006 12.55
    Bonjour!
    Cher monsieur,
    Merci encore pour votre envoi.Je vais essayer de trouver le livre du général Vailant sur le siége de Rome. Et cela me donne aussi envie de retourner visiter Rome et les lieux que vous m’avez indiqués!
    Bien cordialement

  • Fax: 27 giugno 2006 – ASOLA (MN)
    …. sto conducendo delle ricerche sul Colonnello Medico garibaldino Pietro Ripari, nato a Solarolo Rainerio (Cremona) il 18 luglio 1802, morto a Roma il 15 marzo 1885 e sepolto al Verano.
    Il dottor Ripari fu a Roma durante l’assedio francese del 1849, e venne incaricato da Garibaldi della Direzione Generale delle Ambulanze della Prima Divisione ubicate a Santa Maria delle Scala, al monastero dei Sette Dolori ed a San Pietro in Montorio.

    Navigando in rete alla ricerca di notizie sul Mausoleo Gianicolense, mi sono imbattuto nel vostro sito, di estremo interesse per la ricchezza iconografica ed ottimamente costruito; mi sono quindi preso la la libertà di scrivervi per chiedere se presso la vostra Associazione esistano documenti, testimonianze o riferimenti bibliografici riguardanti l’attività del Dott. Ripari durante la Difesa di Roma, e se qualche Componente del Comitato é disponibile a farsi contattare per fornirmi eventualmente indicazioni ed aiuto per la mia ricerca …..

    <>

    RISPOSTA
    Inviato: mer 21/06/2006 15.49 
    Egregio Signore, 
    la ringraziamo per le sue gentili considerazioni nei riguardi del nostro sito.
    Noi non abbiamo documentazione in merito a Pietro Ripari. 
    Una prima informativa sull’argomento la si può avere leggendo gli scritti dello stesso Ripari, che trattano sia di medicina che di politica e storia. (ad es.:”Storia medica della grave ferita toccata in Aspromonte a Garibaldi…”)
    Altri scritti di Ripari possono trovarsi in raccolte di scritti di autori vari, come ad esempio in “Studi e documenti su Goffredo Mameli e la Repubblica Romana – Galeati 1927”
    I libri sono disponibili nelle biblioteche indicate dall’indice SBN consultabile in internet. E’ anche possibile acquistare qualcuno di questi libri che a volte si possono reperire sul mercato dell’antiquariato, consultando il sito MAREMAGNUM.
    A disposizione per quanto riguarda i nostri comuni interessi a favore della valorizzazione della gloriosa Repubblica Romana del 1849, inviamo i nostri più cordiali saluti.
    Enrico Luciani
    Presidente del Circolo A. Cipriani
    e Segretario del Comitato Gianicolo 

    📧

    Ritratto fotografico conservato negli uffici comunali del Municipio di Solarolo Rainerio (Cremona)

    Pietro dottor Ripari - Colonnello Medico - glorioso avanzo della schiera di Garibaldi - il paese natio orgoglioso di Lui - qui volle ricordato - nato a Solarolo Rainerio il 18 luglio 1802 - morto a Roma il 15 marzo 1885

    Pietro dottor Ripari
    Colonnello Medico
    glorioso avanzo della schiera di Garibaldi
    il paese natio orgoglioso di Lui
    qui volle ricordato
    nato a Solarolo Rainerio il 18 luglio 1802
    morto a Roma il 15 marzo 1885

  • Inviato: martedì 14/02/2006 11.16
    Vorrei poter avere una precisazione In una cartina del Gianicolo del 1849 (che accludo) il tratto di strada che oggi si chiama via di San Pancrazio all’epoca citata era chiamata via della Nocetta. E’ possibile?

    «messaggio firmato»
    Battaglia al Gianicolo RISPOSTA
    Inviato: Giovedì 02/03/2006 8.23
    Come si può vedere anche nel nostro sito, (mappa dello Stato Maggiore francese n°2), la Via di S. Pancrazio, la Via Vitellia e la Via della Nocetta erano considerate un’unica strada, chiamata Vicolo della Nocetta.
    La mappa che Lei ci ha mandato è la rielaborazione elettronica di una mappa dell’epoca. La mappa originale sembrerebbe quella della BSMC (Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea) riprodotta nel libro della stessa BSMC : FONDARE LA NAZIONE, a cura di Lauro Rossi, pag.68, libro disponibile nella nostra biblioteca. Anche in questa mappa originale la Via di S. Pancrazio viene indicata come Vicolo della Nocetta; vero è che nel rifacimento elettronico, cioè nella mappa che Lei ci ha mandato, è stato scritto VIA anziché VICOLO, ma probabilmente si tratta di una svista del moderno copista. Si deve però aggiungere che in altra mappa del 1849 (Topografia dell’Assedio di Decuppis, presto visibile sul nostro sito per gentile concessione della BSMC) la via di San Pancrazio viene chiamata Via Vittellia (con due t).
    Le inviamo i nostri più cordiali saluti.
    📧