Autore: Federico Ciotti

  • Inviato: martedì 7 febbraio 2012 14.44
    Oggetto: Paolo Narducci -Caduto presso le Mura Vaticane nel 1849 in combattimento.

    Egr. Enrico Luciani
    Con riferimento alla sua e mail del 6.2.2012 h.19.40 nel ringraziarla di quanto mi ha comunicato e trasmesso, voglio precisare che,da richerche effettuate a suo tempo e riferite all’ abitazione dove aveva residenza la Famiglia di Francesco Narducci e Maciucchi Teresa (i genitori di Paolo e di altri sei fratelli e sorelle) era ubicata sino alla data del 1850 ed oltre, in via delle Muratte n° 94 IV piano (nei pressi di Piazza Fontana di Trevi)
    In precedenza la famiglia era residente (periodo 1829-1834) in via dei Polacchi s.n. (parrocchia di riferimento S.Maria in Campitelli)
    Le informazioni sopra indicate le abbiamo ricavate consultando presso l’Archivio Lateranense (Tabularium) l’elenco degli stati delle anime dell’ epoca e precisamente della Parrocchia di S. Maria in Via e di S.Maria in Campitelli..
    Per quanto concerne i resti ossei dell’eroe,nella giornata di oggi interessiamo sempre a mezzo e mail la sovraintendenza del Comune di Roma Capitale all’ indirizzo sovraindendenza@comune.roma.it per far si che la cassetta ossario di Paolo Narducci abbia la sua degna sistemazione definitiva nell’Ossario Gianicolo,sopratutto perchè i suoi dati anagrafici sono descritti con dedica presso la lapide posta a suo tempo in tale Mausoleo.
    Certi che a tale nostro intervento ,sarà data la soluzione che noi desideriamo,porgiamo distinti saluti.

  • 11 dicembre 2011
    Ci hanno scritto e ci siamo incontrati con l’Associazione TRACCE DI DANZA (presidente Lauretta Codovilli) per esaminare la possibilità di far conoscere l’epoca risorgimentale attraverso la danza, una delle poche opportunità dell’epoca di potersi incontrare e di poter comunicare i propri sentimenti patriottici.
    Tra i balli, la quadriglia Francese,che si usava come apertura dei gran balli ottocenteschi.

  • in risposta alle numerose sollecitazioni pervenute
    Da: Enrico Luciani Inviato: martedì 6 settembre 2011 16.59
    A: Varese per l’Italia 1859- Presidente Luigi Barion
    Cc: On. Maria Pellagatta.
    Oggetto: per il progetto dei BUSTI al Gianicolo

    Caro Luigi Barion,
    ti invio in allegato il progetto di basamento per i busti come descritto a pagina 79 del libro “ IL GIARDINO DELLA MEMORIA I Busti dei Grandi Italiani al Pincio “nel quale sono riportati anche i Busti al Gianicolo.

    Sono indicate le misure e credo sia meglio partire da questo schema piuttosto che riportare immagini con misure prese da me. Qualcosa ho rilevato da parte mia ed anzi nell’occasione ho potuto verificare che non tutti i busti sono perfettamente rispondenti a tale misura. In ogni caso le mie immagini sono a disposizione.

    Se il progetto per Emilio Morosini è davvero nelle vostre intenzioni e possibilità, consiglio però, di avviare un contatto con la Sovraintendenza di Roma Capitale per sapere l’iter procedurale , invero tutto da verificare, per una simile richiesta.

    Nel passato si procedeva a un concorso per gli scultori, e si preparava un modello in gesso; il materiale scelto è il marmo (Ugo Bassi), per Nicotera l’artista dovette utilizzare il marmo ravacciolo di Carrara ma probabilmente anche in questo caso sarebbe meglio verificare. In ogni caso esiste una Commissione ad hoc.

    L’indirizzo per avviare la richiesta è il seguente:

    ROMA CAPITALE – Sovraintendenza ai Beni Culturali
    Piazza Lovatelli, 35
    00186 ROMA
    Tel. 06.67103622 – 67104291

    Il Sovraintendente attuale è il prof. Umberto Broccoli.
    Carissimi saluti
    Enrico Luciani
    328.4542840

  • Inviato: ven 28/01/11 10:48 AM
    Gentile comitato del Gianicolo, siamo gli alunni della 3°B s.m.s. Pablo Neruda che vi scriviamo per ringraziarvi della meravigliosa uscita didattica presso i luoghi della Repubblica Romana.

    Questa esperienza è stata per noi molto istruttiva perchè attraverso i monumenti abbiamo potuto rivivere la storia del Risorgimento.

    A nostro parere i momenti più belli sono stati la visita al Mausoleo e lo sparo del cannone.
    La guida, con un linguaggio semplice e con fare garbato, ci ha spiegato che nella cripta ci sono tutti i nomi dei giovani morti per liberare Roma ed ha poi letto alcune lettere che Mameli inviava ai genitori quando era malato; Mameli era in condizioni gravi ma fingeva di star bene per non allarmare i suoi.

    L’ultima lettera inviata dal medico ai genitori di Mameli, ci ha colpiti per la freddezza con cui annuncia la morte del giovane eroe.

    L’altro momento che ha entusiasmato tutti noi è stato lo sparo del cannone a mezzogiorno.
    La guida ci ha spiegato che è stato Pio IX ad introdurre questa consuetudine.

    Lo sparo del cannone è piaciuto a tutti e per molti di noi è stata la prima volta che abbiamo assistito a questo evento.

    Ringraziamo tutti voi per la cortesia e la disponibilità con cui ci avete accolti.

    Cordiali saluti

    Gli alunni della 3°B

    <<email >>
  • Inviato: gio 20/01/11 18:39

    Gentile dottor Luciani, volevo ringraziarla per la splendida opportunità di crescita che ha offerto a tutti noi.

    La visita è stata molto interessante e la dott.ssa Donghia ha saputo catturare l’attenzione dei ragazzi con un linguaggio semplice e di contenuto, ma di questo gliene parleranno i miei alunni tra un po’…

    << omissis >>

    <<email firmata>>
  • Inviato: gio 30/09/2010 12.59

    METTETE "DANDOLO ADRO"

    IN "cerca"

    COSI’ LEGGETE BENE.

    VINCENZO DANDOLO E POI TULLIO LASCIARONO COME DONAZIONE A VARESE

    L’ATTUALE IA DANDOLO CON IL VINCOLO

    CHE RESTASSE COME ERA ALLORA E CON LA PIANTUMAZIONE A PLATANI .

    TANT’e’ VERO CHE QUANDO IL COMUNE DI varese FECE PIANTARE DEI BAGOLARI, ANNI FA, QUALCUNO OBBLIGO’ IL COMUNE A RISPETTARE IL VOLERE DEI DANDOLO.

    MA QUI in padagna NON SI RISPETTAN PIU’ NEANCHE I MORTI.

    TULLIO NACQUE A VARESE.

    ENRICO ED EMILIO nacquero A VARESE

    COME EMILIO MOROSINI.

    enrico dandolo ed emilio morosini BERSAGLIERI LOMBARDI AGLI ORDINI DI Luciano Manara,

    caddero sul Gianicolo nella disperata difesa della Repubblica Romana.

    Cadde un altro varesino  FRANCESCO DAVERIO.  NEL 1849.

    w l’italia  e ROMA CAPITALE


    RISPOSTA
    Inviato: ggg 30/09/10 05.52 PM
    Subject: R: I DANDOLO DA ADRO A VARESE E RITORNO

    Grazie per le notizie.

    W L’ITALIA e specie Varese con i suoi eroi.

    Per le precisazioni del luogo di nascita di Emilio Morosini, Varese invece di Milano come scritto nel Mausoleo, occorrerebbe qualche documentazione che forse avete già provveduto ad inoltrare a chi di competenza.

    Cordiali saluti
    Enrico Luciani


    RISPOSTA
    Inviato: ggg 30/09/10 05.52 PM
    Subject: R: I DANDOLO DA ADRO A VARESE E RITORNO

    BUONASERA.

    Per Emilio Morosini ci muoveremo perchè fino al 20 settembre 2010, al Mausoleo al Gianicolo, nessuno aveva mai visto ” Milano”.

    La famiglia viveva tra Varese ed il Canton Ticino, subito oltre il confine.

    Del resto era amico fraterno dei Dandolo.

    Sabato vado ad Adro a fotografare la tomba dei Dandolo che è monumento funebre di famiglia commissionato da Tullio Dandolo, padre di Enrico ed Emilio, ad un famoso scultore di area lombarda, Vincenzo Vela. Enrico fu tumulato lì SOLO nel 1968. Avete notizie VOI ? perchè SOLO nel 1968?

    A presto

  • Inviato: dom 25/04/10 11.16
    La conoscete questa “Prima panoramica gigante calotipica”?

    Ho messe insieme le due foto che sono online nel sito della Fototeca Gilardi.
    Mi pare di capire che sono solo due sezioni della panoramica. Quello che non capisco è come mai le figure delle persone, seppure piccoline, non sembrino mosse.

    «mail firmata»
    Ingrandisci immagine
    RISPOSTA
    Inviato: mar 11/05/10 20.00

    Le fotografie sono effettivamente bellissime, e la loro storia è affascinante.(leggi)
    Furono scoperte nel 1967, abbandonate in un deposito dell’Istituto della Storia del Risorgimento e suscitarono grande entusiasmo perché vennero ritenute un autentico reportage fotografico della difesa di Romadel 1849, effettuato con la tecnica dell’epoca, la calotipia.
    Poiché peraltro la calotipia non consentiva di riprendere persone e cavalli in movimento, che pure si vedevano nelle immagini,venne formulata l’ingegnosa ipotesi che le figure umane, i cavalli eccetera fossero stati dipinti sulla calotipia del paesaggio, e poi i calotipi dipinti fossero stati fotografato in anni più recenti.
    Solo nel 1999, grazie ad una lunga e documentatissima ricerca effettuata dal dott. Alessandro Cartocci, si è accertato ufficialmente che in realtà le immagini sono fotografie di un enorme dipinto su tela, realizzato nel 1883 da un pittore belga, Léon Philippet.
    Il dipinto era destinato ad un Panorama, tipo di spettacolo molto in uso all’epoca.
    In seguito il dipinto andò distrutto, ma se ne sono ritrovati i bozzetti, oltre a molta altra documentazione in proposito.

  • Inviato: ven 26/03/10 10.47

    Egregio professor Luciani,

    Per incarico della Società per la Letteratura Olandese e il Reale Istituto Olandese di Roma, sto svolgendo una ricerca sui pittori olandesi KOELMAN, attivi a Roma a partire dal 1840 circa.
    Per essere specifico, si tratta di Jan Philip Koelman (1818-1893), Jan Hendrik Koelman (anche ‘Giovanni Enrico’, 1820-1887) e Romolo Koelman (1847-1912).

    Come Lei ben saprà, il primo è sicuramente il più noto, per le ampie memorie che scrisse del suo soggiorno romano (dal 1843 al 1857 circa) sotto il titolo Memorie romane, pubblicate nella traduzione italiana dall’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano nel 1963.

    Il mio compito è di pubblicare una nuova edizione olandese di queste memorie, provvista di annotazioni, una lunga introduzione storico-artistica e numerose illustrazioni.
    Negli archivi sia olandesi che italiani, sto cercando le tracce del soggiorno romano dei Koelman (il fratello Giovanni Enrico rimase a Roma fino alla morte; anche il suo figlio Romolo fu pittore).

    Sarei sopratutto interessato a trovare riscontri della presenza a Roma, e della partecipazione alla difesa della Repubblica Romana, dei due fratelli Jan Philip e Jan Hendrik (Giovanni Enrico) Koelman, nella ricca memorialistica dell’epoca o nelle liste di leva dei militi volontari.
    Dalle memorie di Koelman sappiamo che il suo fratello Jan Hendrik, essendo sposato con una romana, era costretto ad arruolarsi nella Guardia Civica.
    Fece parte – come dice Koelman – di un ‘reggimento interamente composto da artisti’, che più avanti descrive come ‘il quarto reggimento Guardia Civica’ (sotto la guida del principe Aldobrandini), nel quale il suo superiore diretto fu il tenente Francesco Sangemi (probabilmente il comandante della sua compagnia?).
    Parla anche di ‘qualche altro olandese’ (probabilmente anche un’artista) nelle truppe repubblicane.

    Come vede le notizie fornite dallo scrittore sono poco chiare, e Le sarei molto grato se potesse consigliarmi come verificarle nelle fonti.

    A partire dal 18 aprile sono a Roma presso l’Istituto Olandese (in Villa Borghese).
    Visto che Lei è espertissimo della materia, Le sarei molto grato se potesse ricervermi nella sede del Comitato durante il mio soggiorno a Roma, per parlare della mia ricerca.
    La ringrazio in anticipo della Sua gentile risposta.

    Distinti saluti,

    <<messaggio firmato>>
  • Inviato: mar 05/01/10 23.09

    Salve,
    mi chiamo «omissis» e sono uno scrittore.
    Sto facendo delle ricerche per un giallo storico ambientato durante l’assedio di Roma del 1849.
    Ho trovato il vostro sito a dir poco eccezionale e le immagini con relative descrizioni saranno utilissime al mio lavoro.
    Mi chiedevo se oltre a quanto presente, potreste indicarmi alcune fonti per la descrizione delle truppe che si affrontarono, sia di quelle romane che francesi. Benché il romanzo abbia come base una trama gialla, saranno molte le scene dell’assedio che vorrei inserire.

    Vi ringrazio in anticipo per la collaborazione

    «messaggio firmato»
    RISPOSTA
    Inviato: mer 13/01/10 19.35

    Gentile signore,
    la ringrazio per il suo entusiastico commento al nostro sito e rispondo alle sue richieste con una nota necessariamente articolata che è riportata in allegato.
    Nel precisarle che quanto prima inseriremo nel sito anche il capitolo Divise o Uniformi che nel testo vengono citate, mi preme ricordarle di essere bene attento a non violare le norme di legge che proteggono i diritti di autore e i diritti del proprietario dell’immagine, non a caso argomento numero uno della nota allegata.
    Saremo lieti di avere sue notizie in ordine al suo lavoro. 

    ALLEGATO

    Per ambientare un romanzo storico sull’Assedio di Roma, e descrivere in modo realistico le truppe italiane e quelle francesi sia come divise sia nei comportamenti, nel modo di combattere ecc., possiamo indicarle qualche altra fonte sul Web, ma sul nostro sito si possono già trovare in abbondanza elementi utili per il romanzo, deducendoli sia da scritti che da immagini. 

    Attenzione però: se Lei, per esempio, intende descrivere con parole sue una immagine vista nel sito evidentemente non vi è alcun problema; ma se invece Lei volesse riprodurre nel romanzo quella o altra immagine tratta dal nostro sito, stia bene attento a non violare le norme di legge che proteggono i diritti di autore e i diritti del proprietario dell’immagine. L’autorizzazione alla riproduzione di testi o immagini, infatti, va sempre richiesta agli autori dei testi o ai proprietari delle immagini. Ad esempio, il nostro sito riproduce moltissime immagini che sono di proprietà di Enti pubblici o privati, e per poterle riprodurre noi abbiamo chiesto e ottenuto autorizzazione specifica, che vale solo per noi, e non è cedibile da noi ad altri. Per questo le immagini da noi riprodotte nel sito precisano sempre chi sia il proprietario dell’immagine, al quale Lei si dovrebbe rivolgere all’occorrenza. E lo stesso discorso fatto per le immagini vale anche per gli scritti.
    Con questa indispensabile premessa, entriamo ora in argomento:

    Truppe francesi:
    Per quanto riguarda le immagini, il più noto esperto in materia di divise e tecnica di assedio è Auguste Raffet, uno dei più grandi litografi francesi dell’ottocento.
    Il nostro sito ne riproduce un buon numero di tavole, che descrivono sia le divise, sia il modo di combattere dei francesi, in modo assolutamente attendibile. Molte altre tavole di Raffet sono visibili sul sito WEB dei Musei di San Francisco, www.thinker.org
    Segnaliamo inoltre, per la popolarità di cui gode in Francia, il grandioso dipinto di Horace Vernet, intitolato “Episode du siège de Rome: prise du bastion n° 8 ….”, che occupa una intera parete del Museo del Castello di Versailles, ed è visibile al sito www.histoire-image.org.
    Il dipinto di Vernet descrive la battaglia del 29-30 giugno, quando i francesi conquistarono la Batteria romana della Montagnola, sul Bastione n° 8.. Dobbiamo peraltro precisare che il dipinto, per altri versi ammirevole, risulta antistorico e denigratorio nei nostri confronti, là dove mostra un ufficiale italiano, incolume e disarmato, che si arrende senza combattere, (e qui poi si raggiunge il ridicolo, mostrando una graziosa ragazza elegantemente vestita col tipico costume regionale, inginocchiata davanti ai francesi per implorare pietà!) mentre invece, come è noto, in quel combattimento morirono ai loro posti tutti gli artiglieri italiani, ufficiali compresi, battendosi eroicamente fino all’ultimo respiro. Confrontare con il nostro capitolo LA DIFESA DI ROMA ecc., tavv. 25 e 26, e relativi per saperne di più, che descrivono la stessa battaglia.

    Truppe italiane
    Qui il discorso sulle divise è più difficile, perché l’esercito repubblicano era costituito da una quantità di corpi, ognuno con una propria divisa, che oltre tutto subì cambiamenti nel corso di pochi mesi.
    E anche l’armamento non era uguale per tutti.
    Sul nostro sito, e particolarmente al capitolo LE DIVISE DELLA REPUBBLICA, si possono trovare in abbondanza immagini bellissime, e notizie utili per il romanzo.
    Ma bisogna fare molta attenzione alle date perché, come abbiamo detto, le cose cambiavano rapidamente nel corso di pochi mesi.
    Ad esempio, all’inizio i volontari arruolati da Garibaldi avevano indosso, in maggioranza, solo i panni e le scarpe portate da casa, poi ebbero dalla Repubblica una divisa blu e grigia e solo negli ultimi due giorni di combattimento ebbero tutti la famosa camicia rossa.
    Perciò bisogna stare attenti nel consultare stampe e libri sull’argomento, perché molte pubblicazioni a carattere popolare fanno vedere sempre i garibaldini con la camicia rossa!
    A questo proposito, segnaliamo sul nostro sito, oltre al capitolo DIVISE, la tavola 15 del capitolo LA DIFESA DI ROMA vista dagli italiani, che è molto significativa perché mostra com’era la prima divisa dei garibaldini e com’era la elegante divisa dei Lancieri Masina.
    Sui garibaldini, guardi anche il brano di Emilio Dandolo, al “per saperne di più” della tav. 05, capitolo LA DIFESA DI ROMA ecc.

  • Inviato: dom 08/11/09 12.57
    Vi prego cortesemente di farmi sapere se è possibile fare ricerche sul caduto Paolo Narducci?
    «omissis»
    «messaggio firmato»

    RISPOSTA
    Inviato: sab 19/12/09 19.51
    Gentile signora,

    le inviamo le notizie che abbiamo potuto reperire in merito alla sua ricerca.
    Approfittiamo dell’occasione per farle pervenire i nostri auguri di Felice Natale
    e prospero Nuovo Anno

    Paolo Narducci, luogotenente di artiglieria fu il primo caduto nella Difesa di Roma, e cadde nella battaglia del 30 aprile 1849, combattendo alle Mura Vaticane.
    Si può avere subito una chiara visione di quel combattimento, guardando come la rappresenta Raffet in una delle sue bellissime tavole (vedi): i francesi avanzano sotto il fuoco dell’artiglieria romana: molti cadono, altri cercano riparo, altri ancora prendono posizione, puntando i fucili; questi sono i famosi Cacciatori di Vincennes, i migliori tiratori dell’esercito francese.
    Di lì a poco Paolo Narducci cadrà colpito da una fucilata al petto.
    A poca distanza dalla batteria, combatteva sulle mura un’altro Narducci Pietro Narducci, fratello inseparabile di Paolo; aveva solo tredici anni, ed era inquadrato nel Battaglione della Speranza; fortunatamente uscirà illeso dal combattimento.
    I due ragazzi Narducci, figli di Teresa e Francesco Narducci, appartenevano ad una buona famiglia della borghesia romana, di sentimenti patriottici e repubblicani. 
    Paolo Narducci, benché avesse solo venti anni, era già ben conosciuto in città per le sue idee liberali, portate avanti con vivace intelligenza e grande impegno personale; perciò la sua morte destò un vivo e unanime compianto nella popolazione romana .
    Anche dopo la caduta della Repubblica i genitori di Paolo Narducci, e particolarmente la madre, Teresa, tennero viva la memoria di Paolo Narducci facendone un punto di riferimento ideale ed un emblema della lotta clandestina contro il regime del Papa-Re.

    Di quella sanguinosa battaglia del 30 aprile ci resta, tra gli altri ricordi, quello di Nino Costa, trasteverino, aiutante di Garibaldi. Costa era anche un pittore, e fu precursore e maestro dei Macchiaioli (vedi) Come racconta Costa, che dopo i combattimenti visitò il campo di battaglia alle Mura Vaticane, i cannoni romani erano piazzati in una grande aiuola fiorita dei Giardini Vaticani e, dice, “ io contai nove artiglieri caduti, distesi tra i fiori, accanto ai loro pezzi. Fra questi il Tenente Pallini e il Tenente Narducci ”

    ***


    Maggiori notizie sull’argomento possono aversi <> consultando questi libri, disponibili nella nostra biblioteca:

    • Francesco Domenico Guerrazzi: Lo Assedio di Roma, Ed Dante Alighieri, Milano, 1870
    • AI CADUTI PER ROMA MDCCCXLIX – MDCCCLXX A cura della Commissione Esecutiva per il Mausoleo Ossario Gianicolense, Roma III NOVEMBRE MCMXLI – XX
    • Luigi Ceccarelli: Registo romano di sconosciuti, Ed Il cubo, Roma,1993
    • Alessandro Cidda: Le erme del Gianicolo, Ed. Punctum, Roma, 2006